Questo romanzo prende spunto dal “Papiro chirurgico” datato attorno al 1550 a.C., ma il cui contenuto svela un’origine più antica.
Questo documento pone questioni di un’attualità impressionante sul significato della parola “curare” e sul concetto di “buona morte”.
Gli egizi infatti ritenevano che la medicina fosse “un’arte necessaria” per la sopravvivenza del corpo, ma soprattutto per quella dell’anima.
L’autrice immagina una storia che si snoda fra le mura di un istituto di ricerca di Boston, Parigi e l’antico Egitto con due donne alle prese con l’arte medica.
Paola Cosmacini
è nata e ha studiato a Milano dove ha lavorato come aiuto radiologo all’Ospedale Maggiore Policlinico. Ha pubblicato più di cinquanta lavori di argomento radiologico.
Attualmente vive e lavora come medico a Roma. Appassionata dell’Egitto antico, nel 2008 ha scritto con Patrizia Piacentini Appunti sulla storia dello studio radiografico delle mummie antico-egiziane per la Springer Verlag e L’Egitto ai raggi X per la rivista Archeo.
Collabora con l’Università di Pisa a uno studio sulle mummie antico-egiziane conservate nei musei italiani.